Entroterra di Rimini: i borghi da visitare vicino all’Hotel Viking

Dall’Hotel Viking di Viserbella raggiungi in auto i borghi più belli dell’entroterra di Rimini: Santarcangelo in circa 15 minuti, San Marino in circa 35-40, e poi San Leo, Gradara, Verucchio e la Valmarecchia. Siamo aperti tutto l’anno, con parcheggio privato di fronte all’hotel: la base ideale per alternare mare, castelli, sapori e colline, anche in primavera e in autunno.

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I borghi più belli dell’entroterra

I tempi di percorrenza sono indicativi, in auto dall’hotel, e possono variare con il traffico. I ristoranti e le osterie che citiamo sono nostri consigli personali, non sponsorizzati: vi suggeriamo di prenotare e di verificare giorni e orari di apertura, che possono cambiare con le stagioni.

Santarcangelo di Romagna

Circa 15 minuti di auto dall’Hotel Viking – C’è un borgo, a un quarto d’ora dal mare, che sembra fatto apposta per chi ama le passeggiate lente, le piazze piene di voci e le cene che finiscono tardi. Santarcangelo di Romagna è la prima tappa naturale di qualsiasi viaggio nell’entroterra: abbastanza vicina da raggiungerla dopo una giornata in spiaggia, abbastanza ricca di storie da meritare un pomeriggio intero. Qui è nato nel 1920 Tonino Guerra, poeta e sceneggiatore di Fellini, e qui è nato anche papa Clemente XIV, a cui è dedicato l’arco che domina la piazza principale.

La Rocca Malatestiana di Santarcangelo di Romagna vista dall'esterno, tra cipressi e mura in mattoni
La Rocca Malatestiana di Santarcangelo di Romagna (foto Hotel Viking)

La piazza, l’arco e il Campanone

Il cuore del paese è piazza Ganganelli, ampia e luminosa, con la fontana al centro e i portici dove ci si ferma per un caffè. Di sera la piazza si accende di luci calde, i tavolini si riempiono e lo sguardo sale verso il colle, dove il Campanone, la torre civica con l’orologio, veglia su tutto il borgo. Da qui parte la salita nel centro storico: vicoli in pendenza, case color pastello, piccole botteghe e scorci che si aprono all’improvviso sulla pianura fino al mare.

La Rocca e il mistero delle grotte

In cima al colle si alza la Rocca Malatestiana, con il suo torrione che di sera si tinge di luce. Ma il vero segreto di Santarcangelo è sotto i piedi: il colle è attraversato da circa 150 grotte scavate nel tufo, cunicoli, sale circolari e nicchie di cui ancora oggi si discute l’origine. Alcune si visitano con le guide del paese, altre sono nascoste nelle cantine delle case e dei ristoranti. Scendere qualche gradino e ritrovarsi al fresco, tra pareti di arenaria e silenzio, è una delle esperienze più suggestive di tutta la Romagna.

Artigiani, artisti e leggende

Santarcangelo è anche un paese di mani sapienti. All’Antica Stamperia Marchi le tele romagnole si stampano ancora a mano con gli antichi stampi in legno e il tipico color ruggine: tovaglie, tende e grembiuli che sono un souvenir autentico, altro che calamite. Poco fuori dal centro, lungo il fiume Marecchia, c’è invece Mutonia, il villaggio degli artisti Mutoid, dove sculture giganti nate da metallo di recupero trasformano un campo in una galleria a cielo aperto. E a novembre, intorno all’11, arriva la Fiera di San Martino, detta anche dei Becchi: sotto l’arco vengono appese le corna, e la leggenda vuole che oscillino quando passa un marito tradito.

A tavola: dove mangiare a Santarcangelo

Qui si viene anche, e forse soprattutto, per mangiare. La cucina è quella romagnola più autentica: piadina calda, passatelli in brodo, strozzapreti, cappelletti, coniglio in porchetta, il tutto accompagnato da un bicchiere di Sangiovese. Il nome più celebre è l’Osteria La Sangiovesa, in un palazzo settecentesco del centro, premiata con i Tre Gamberi del Gambero Rosso 2026 e presente nella guida Osterie d’Italia di Slow Food: molti prodotti arrivano direttamente dalla Tenuta Saiano. Il Ristorante Lazaroun, a gestione familiare dal 1965, è famoso per la carne alla griglia e per la sua grotta di tufo, dove stagionano formaggi e vini e che si può visitare. Per un’atmosfera più contemporanea c’è Dai Galletti, vicino alla Rocca, con il giardino tra gli ulivi; tra i nomi storici del paese anche il Ristorante Zaghini, in piazza Gramsci.

Gli eventi dell’anno

A maggio il centro storico si riempie di piante e fiori con Balconi Fioriti. A luglio arriva il Santarcangelo Festival, uno dei festival di teatro e arti performative più importanti d’Italia, che da oltre cinquant’anni porta spettacoli nelle piazze e nei luoghi più insoliti del paese. L’ultimo fine settimana di settembre è la volta della Fiera di San Michele, la più antica del paese, dedicata al patrono, alla natura e ai sapori, con la tipica cipolla dell’acqua. A novembre, intorno a San Martino, la Fiera dei Becchi chiude l’anno tra bancarelle, castagne e vino novello.

Il consiglio del Viking: arrivate nel tardo pomeriggio, salite alla Rocca per il tramonto, visitate una grotta e restate a cena. In un quarto d’ora siete di nuovo in hotel, a due passi dal mare.

San Marino

Circa 35-40 minuti di auto dall’Hotel Viking – Non capita tutti i giorni di cambiare Stato per andare a pranzo. La Repubblica di San Marino, arroccata sul Monte Titano, è uno dei Paesi più piccoli e più antichi del mondo: secondo la tradizione fu fondata nel 301 dopo Cristo da Marino, uno scalpellino arrivato dalla Dalmazia per lavorare la pietra del monte. Dal 2008 il centro storico e il Monte Titano sono Patrimonio Mondiale UNESCO, e basta salire fin quassù per capire perché: mura, torri, campanili e un panorama che nelle giornate limpide abbraccia tutta la costa romagnola fino al mare.

La Guaita, Prima Torre di San Marino, sulla rupe del Monte Titano con vista sulla pianura fino al mare
La Guaita sul Monte Titano (foto Pexels)

Le Tre Torri sospese sulla rupe

Il simbolo della Repubblica sono le Tre Torri, disegnate anche sulla bandiera. La Guaita, la Prima Torre, è la più antica e la più fotografata: sembra aggrappata alla roccia, con la parete che precipita per centinaia di metri verso valle. Un sentiero panoramico, il Passo delle Streghe, la collega alla Cesta, la Seconda Torre, che ospita il Museo delle Armi Antiche; più in là, isolata nel bosco, c’è il Montale, la Terza Torre. Percorrere questo crinale a fine pomeriggio, quando la luce diventa dorata, è uno di quei momenti che restano.

Il Palazzo Pubblico e le cerimonie della Repubblica

In piazza della Libertà si affaccia il Palazzo Pubblico, sede del governo, con la sua torre merlata e l’orologio. Due volte l’anno, il 1° aprile e il 1° ottobre, qui si svolge l’insediamento dei due Capitani Reggenti, i capi di Stato che restano in carica solo sei mesi: un rito antico, con corteo, costumi e uniformi, che vale la pena vedere almeno una volta. Tutto intorno, le vie del centro sono un intreccio di scalinate, belvedere, piccoli musei e botteghe di ceramica, francobolli e monete da collezione.

Per arrivare in centro con un tocco scenografico si può lasciare l’auto a Borgo Maggiore e salire con la funivia, che in pochi minuti regala una vista spettacolare sulla valle. E se capitate qui d’inverno, con un po’ di fortuna troverete il Titano imbiancato: la neve sulle mura e le luci della sera trasformano San Marino in un piccolo presepe.

Il Monte Titano e San Marino illuminati di sera, con le colline coperte di neve
San Marino di sera con la neve (foto Hotel Viking)

Shopping senza fretta

San Marino è da sempre meta di shopping: nel centro storico si trovano negozi di artigianato, liquori tipici, ceramiche e souvenir, mentre a valle c’è un moderno centro commerciale con le boutique delle grandi marche della moda. Una giornata qui può tranquillamente unire cultura, passeggiate e acquisti.

La piazza del centro commerciale con boutique di grandi marche a San Marino
Shopping a San Marino: il centro commerciale con le grandi marche (foto Hotel Viking)

A tavola: le specialità del Titano

La cucina sammarinese è cugina stretta di quella romagnola, con qualche piatto tutto suo. Da assaggiare i nidi di rondine, pasta al forno arrotolata con prosciutto, carne, formaggio e pomodoro; i tagliolini al sugo di castrato; i fagioli con le cotiche. Tra i dolci, la famosa Torta Tre Monti, cialde sottili e cioccolato ispirate alle Tre Torri, e a Natale il bustrengo. Nel bicchiere, i vini del Consorzio Vini Tipici di San Marino: i rossi Brugneto e Tessano, i bianchi Biancale e Roncale, il Moscato. Per mangiare in centro, tra i locali più frequentati ci sono il Ritrovo dei Lavoratori, cucina tradizionale senza fronzoli, il Ristorante Cesare sulla salita alla Rocca e La Terrazza dell’Hotel Titano, con vista panoramica; per una piadina veloce, Il Matterello.

Gli eventi dell’anno

Due volte l’anno, il 1° aprile e il 1° ottobre, si svolge l’insediamento dei Capitani Reggenti, con corteo in abiti storici. A fine luglio il centro storico torna al Medioevo con la grande rievocazione storica delle Giornate Medioevali, dal 2026 chiamata San Marino Antiqua, con centinaia di figuranti, musici e balestrieri. Il 3 settembre è la Festa di San Marino e della fondazione della Repubblica, con il corteo storico, il palio delle balestre e i fuochi d’artificio. E da fine novembre al 6 gennaio il Titano si illumina con Il Natale delle Meraviglie, tra mercatini, luci e spettacoli.

Il consiglio del Viking: partite la mattina presto per avere le torri quasi tutte per voi, pranzate in centro e scendete al tramonto. In meno di un’ora siete di nuovo in hotel per un tuffo in piscina.

San Leo

Circa 45 minuti di auto dall’Hotel Viking – Se esiste un luogo capace di togliere il fiato al primo sguardo, è San Leo. Il borgo e la sua fortezza poggiano su un enorme masso di roccia dalle pareti a strapiombo, una specie di nave di pietra sospesa sopra la Valmarecchia. L’unico accesso è una strada scavata nella rupe, che sale a tornanti fino alla porta del paese: già l’arrivo è un piccolo spettacolo. Non a caso Dante la cita nel IV canto del Purgatorio, e non a caso artisti e scrittori ne parlano da secoli come di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia.

Veduta aerea di San Leo: il borgo e la fortezza sulla rupe di roccia, tra le colline della Valmarecchia
San Leo e la sua rupe vista dall’alto (foto Pexels)

La fortezza del conte di Cagliostro

In cima alla rupe domina la fortezza rinascimentale, ridisegnata per i Montefeltro dall’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, con i suoi torrioni tondi pensati per resistere all’artiglieria. Per secoli è stata considerata imprendibile, e più tardi fu usata come carcere pontificio. Il prigioniero più famoso fu Giuseppe Balsamo, il leggendario conte di Cagliostro, alchimista e avventuriero, rinchiuso qui fino alla morte nel 1795: la sua cella, il cosiddetto Pozzetto, si visita ancora oggi ed è uno dei momenti più intensi del percorso museale. Dai bastioni lo sguardo arriva fino a San Marino e, nelle giornate limpide, al mare.

Pievi, leggende e santi

Il borgo, raccolto intorno alla piazza Dante Alighieri, conserva due gioielli romanici: la Pieve preromanica, piccola e austera, e il Duomo, costruito in pietra arenaria. San Leo fu anche, nel X secolo, il rifugio di Berengario II, re d’Italia, che si asserragliò sulla rupe per resistere all’imperatore Ottone I. E la tradizione racconta che proprio qui, nel 1213, San Francesco ricevette in dono dal conte Orlando Cattani il monte della Verna, dove avrebbe poi ricevuto le stimmate. Ogni pietra, insomma, ha qualcosa da raccontare: conviene prendersi il tempo di camminare senza meta tra i vicoli, fermandosi ai belvedere.

Il momento migliore per la visita? La primavera, quando i prati intorno alla rupe sono verdissimi, oppure l’autunno, quando la valle si colora di rosso e d’oro e nell’aria c’è profumo di castagne e di tartufo. In estate conviene salire la mattina presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce radente accende la pietra della fortezza.

A tavola: formaggio di fossa e tartufo

La cucina di San Leo è quella del Montefeltro, più montanara e decisa di quella della costa. Il re della tavola è il formaggio di fossa, stagionato in fosse scavate nel tufo: la vicina Talamello lo chiama “ambra” per il suo colore. Poi il tartufo, nero e bianco a seconda della stagione, i passatelli, i cappelletti del Montefeltro, l’agnello e le grigliate. Il riferimento storico è il Ristorante Locanda La Rocca, gestito dalla stessa famiglia dal 1966 e presente nella guida Osterie d’Italia di Slow Food, famoso per i passatelli al tartufo nero e per i piatti con il formaggio di fossa. Molto apprezzata anche l’Osteria La Corte di Berengario II, per la pasta fatta in casa come tagliatelle e ravioli di ricotta, mentre l’Osteria Belvedere si sceglie soprattutto per la vista.

Gli eventi dell’anno

D’estate, di solito a luglio, il San Leo Festival porta concerti di musica antica e sacra nelle pievi e nelle piazze del borgo. A fine agosto arriva AlchimiAlchimie, due notti dedicate al conte di Cagliostro con spettacoli di fuoco, magia, artisti di strada e fuochi d’artificio sopra la fortezza: il momento più scenografico dell’anno.

Il consiglio del Viking: San Leo merita una giornata intera, magari abbinata a Pennabilli o a Sant’Agata Feltria nelle domeniche d’autunno della fiera del tartufo. Mettete scarpe comode: le salite sono ripide, ma ogni curva ripaga la fatica con un panorama diverso.

Gradara

Circa 35 minuti di auto dall’Hotel Viking – Appena oltre il confine con le Marche, su una collina che guarda il mare, Gradara sembra uscita da un libro di fiabe: una doppia cinta di mura merlate, torri, porte fortificate e, in cima, la Rocca. È uno dei borghi medievali meglio conservati d’Italia, fa parte dei Borghi più belli d’Italia e nel 2018 ha vinto il titolo di Borgo dei Borghi. Ma soprattutto è il luogo di una delle storie d’amore più famose della letteratura.

Il borgo fortificato e il castello di Gradara visti dall'alto, con il mare Adriatico sullo sfondo
Gradara, il borgo e il castello con il mare sullo sfondo (foto Pexels)

Paolo e Francesca, l’amore che Dante non dimenticò

Secondo la tradizione, è tra queste mura che Francesca da Polenta, data in sposa a Gianciotto Malatesta, si innamorò del cognato Paolo. Leggevano insieme le avventure di Lancillotto e Ginevra quando si scambiarono il primo bacio; scoperti, furono uccisi entrambi. Dante li incontra nel V canto dell’Inferno, travolti per sempre dalla bufera dei lussuriosi, e i suoi versi hanno reso Gradara una meta di pellegrinaggio romantico. Nella Rocca si visita la stanza di Francesca, con il letto, il leggio e la botola da cui, secondo il racconto, sarebbe fuggito Paolo.

Mura, torri e camminamenti

La Rocca, voluta dai Malatesta e poi passata agli Sforza e ai Della Rovere, ospitò anche Lucrezia Borgia, sposa di Giovanni Sforza. Oggi è un museo che restituisce l’atmosfera di una corte rinascimentale, tra sale affrescate, armature e arredi d’epoca. Il vero piacere, però, è camminare sulle mura: il camminamento di ronda permette di girare intorno al borgo dall’alto, tra merli e feritoie, con il mare Adriatico che luccica in lontananza. Sotto le mura, sentieri e giardini con cipressi e ulivi invitano a una passeggiata fuori dal tempo.

Le mura in mattoni e le torri merlate di Gradara
Le mura e le torri di Gradara (foto Pexels)

In alcune estati, a luglio, il borgo si trasforma per l’Assedio al Castello, rievocazione storica con armigeri, fuochi, musici e spettacoli che riportano Gradara al Quattrocento. Fuori stagione, invece, le stradine tornano silenziose e romantiche: perfette per una passeggiata a due, magari al tramonto, quando la pietra si colora di arancio. Lungo la via principale che sale alla Rocca si susseguono botteghe di artigianato, enoteche e piccoli negozi di prodotti tipici, ideali per portare a casa un ricordo.

A tavola: formaggio di fossa e cucina marchigiana

A Gradara la cucina mescola Romagna e Marche: piadina e crescia, pasta fatta in casa, carni alla brace, il formaggio di fossa e, nel bicchiere, il Sangiovese dei Colli Pesaresi o un fresco Bianchello del Metauro. Tra i locali più conosciuti c’è il Ristorante Osteria La Botte, in un palazzo seicentesco all’ingresso del borgo, celebre per i piatti con il formaggio di fossa come i cappellacci ripieni. Molto amata anche l’Osteria Il Gufetto, frequentata da chi abita in zona per la pasta e le carni; la Locanda Quinto Canto ha una terrazza con vista sul mastio, e la Taverna Paradiso è apprezzata per gli antipasti misti e la tagliata.

Gli eventi dell’anno

Da fine novembre al 6 gennaio il borgo diventa il Castello di Natale, con mercatini, spettacoli e visite guidate tra le mura illuminate. In alcune estati, ad agosto, Gradara ospita anche The Magic Castle, festival di magia e fantasia per grandi e bambini, mentre l’Assedio al Castello di luglio non si tiene tutti gli anni: conviene controllare il calendario prima di partire.

Il consiglio del Viking: Gradara è perfetta per una mezza giornata: visitate la Rocca nel pomeriggio, fate il giro delle mura al tramonto e fermatevi a cena nel borgo. Al ritorno, in poco più di mezz’ora siete in hotel, magari con una sosta sul lungomare.

Verucchio

Circa 25 minuti di auto dall’Hotel Viking – Verucchio è il balcone della Valmarecchia: un borgo arroccato su uno sperone di roccia da cui, al tramonto, si vede la valle scendere verso Rimini e il mare. È considerato la culla dei Malatesta, la famiglia che per secoli ha governato Rimini e mezza Romagna. Il capostipite, Malatesta da Verucchio, è così famoso che Dante lo nomina nell’Inferno chiamandolo il mastin vecchio. Eppure, arrivando nella piazza del paese, la prima sensazione non è quella di potenza ma di quiete: case in pietra, gerani alle finestre, il silenzio rotto solo dalle campane.

Tramonto da Verucchio con il campanile illuminato e la Valmarecchia fino alla costa
Il tramonto da Verucchio sulla Valmarecchia (foto Hotel Viking)

La Rocca del Sasso e i tesori dei Villanoviani

In cima al borgo si erge la Rocca Malatestiana, detta Rocca del Sasso, una delle fortezze più antiche della famiglia, con sale, torri e terrazze che regalano una delle viste più belle della provincia. Di sera, illuminata, sembra sospesa sopra i tetti del paese. Ma Verucchio custodisce anche una storia molto più antica: quasi tremila anni fa qui fiorì la civiltà villanoviana, e il Museo Civico Archeologico, ospitato nell’ex convento di Sant’Agostino, conserva reperti straordinari, dai gioielli d’ambra lavorati con una finezza sorprendente al celebre trono in legno, sopravvissuto quasi intatto ai secoli. È uno di quei musei piccoli che lasciano a bocca aperta.

La Rocca di Verucchio illuminata di notte sopra i tetti del borgo
La Rocca di Verucchio di notte (foto Hotel Viking)

Passeggiate, conventi e cipressi

Dopo la Rocca vale la pena perdersi nei vicoli, affacciarsi ai belvedere e visitare la Collegiata. Scendendo verso Villa Verucchio si trova il convento francescano di Santa Croce, nel cui chiostro cresce un cipresso altissimo che la tradizione vuole piantato da San Francesco in persona: un albero di circa otto secoli, uno dei più antichi d’Italia. Verucchio è anche un ottimo punto di partenza per le passeggiate lungo il fiume Marecchia e per i giri in bicicletta tra le colline, con vigneti e uliveti che cambiano colore a ogni stagione. In autunno, quando la nebbia sale dalla valle e lascia il borgo sospeso sopra le nuvole, lo spettacolo è davvero indimenticabile.

A tavola: cappelletti, Mora Romagnola e Sangiovese

La cucina di Verucchio è quella delle colline riminesi: cappelletti e tagliatelle tirati a mano, salumi di Mora Romagnola, la razza suina autoctona salvata dall’estinzione, tartufo, olio extravergine delle colline e Sangiovese dei Colli di Rimini. Il ristorante più celebre è La Rocca, aperto nel 1946 da Sante e Margherita e oggi guidato dalla terza generazione: qui si viene per il leggendario cappelletto della Margherita, per i salumi di Mora Romagnola di produzione propria e per una terrazza con vista che arriva fino al mare. Nel centro storico è molto apprezzato anche Al Mastin Vecchio, con tagliatelle al tartufo e tagliate, mentre per un calice e qualche assaggio c’è l’osteria con enoteca Tiee – Cibo & Vino. E non dimenticate un tagliere con salumi, formaggi e piadina: è il modo più romagnolo di cominciare una cena.

Tagliere di salumi e formaggi con piadina romagnola in un ristorante di Verucchio
A tavola a Verucchio: salumi, formaggi e piadina (foto Hotel Viking)

Gli eventi dell’anno

A luglio la piazza del paese ospita il Verucchio Music Festival, tre serate di concerti sotto le stelle nel cuore del borgo. In autunno, all’inizio di ottobre, la Festa della Storia (Storia, segreti e misteri) riempie per due fine settimana il borgo di incontri, visite e appuntamenti dedicati agli Etruschi, ai Villanoviani e al Medioevo.

Il consiglio del Viking: salite a Verucchio nel tardo pomeriggio, visitate il museo archeologico, poi godetevi il tramonto dalla Rocca e restate a cena. Con meno di mezz’ora di strada siete di nuovo in hotel.

Montebello (Poggio Torriana)

Circa 30 minuti di auto dall’Hotel Viking – Ci sono borghi che si visitano e borghi che si ascoltano. Montebello, frazione di Poggio Torriana, appartiene alla seconda categoria: un pugno di case in pietra, vicoli acciottolati e un castello affacciato sulla Valmarecchia, dove da più di sei secoli si racconta una delle leggende più famose d’Italia. Basta arrivare quassù, lasciare l’auto e camminare fino al belvedere per capire che il tempo, qui, scorre in un altro modo.

La leggenda di Azzurrina

Il protagonista di Montebello è il suo castello, che si visita con guide che raccontano la storia di Azzurrina. Si narra che Guendalina, figlia del signore del castello, fosse una bambina albina: per proteggerla dalla superstizione le tingevano i capelli, che a causa dei pigmenti dell’epoca prendevano riflessi azzurri. Il giorno del solstizio d’estate del 1375, mentre giocava con una palla di stracci, la bimba scese nella ghiacciaia del castello e non fu mai più ritrovata. La leggenda vuole che negli anni che finiscono per 0 e per 5, proprio nel giorno del solstizio, si possa ancora sentire la sua voce. Vero o no, la visita al castello, con le sue sale arredate e la ghiacciaia, è un’esperienza che affascina grandi e bambini.

La Madonna di Saiano, sospesa sul fiume

A pochi minuti da Montebello, su uno sperone di roccia che si specchia nel fiume Marecchia, sorge il santuario della Madonna di Saiano, con la sua inconfondibile torre cilindrica. Il luogo è di una bellezza quasi irreale, soprattutto in primavera e in autunno, quando la luce morbida accende la pietra e la valle si riempie di colori. Tutto intorno, sentieri e strade bianche portano tra campi, boschi e vigneti, con scorci sulla Valmarecchia che sembrano dipinti.

Il santuario della Madonna di Saiano con la torre cilindrica sullo sperone di roccia, Poggio Torriana
La Madonna di Saiano (foto Hotel Viking)

Tenuta Saiano, la cantina tra le colline

Proprio su queste colline si trova la Tenuta Saiano, cantina biologica nata nel 2003 dagli stessi proprietari dell’Osteria La Sangiovesa di Santarcangelo. Qui si producono Sangiovese Superiore e Riserva, uno spumante rosato e la Rebola, il bianco tipico dei Colli di Rimini. Alla bottega si acquistano direttamente vini e prodotti della tenuta. Qui si trova anche l’Olfattorio, il laboratorio creativo dove nascono liquori aromatici e vermouth: decine di vasetti di erbe, radici e spezie da annusare uno per uno, per scoprire gli ingredienti di ogni ricetta. Visite e degustazioni si fanno su prenotazione.

A tavola: porcini, cappelletti e osterie di campagna

La cucina di queste colline profuma di bosco e di cortile: cappelletti, tagliatelle, coniglio in porchetta, salumi, e in autunno funghi porcini, da gustare anche fritti, e tartufo. Il Chiosco di Bacco, segnalato nella guida Michelin, è un indirizzo di riferimento per la pasta fatta in casa e per la carne frollata, con una bella carta dei vini. A Torriana il Povero Diavolo – Osteria Sociale, storico ristorante della zona, è rinato nel 2024 come cooperativa sociale e propone piatti come i cappelletti di coniglio. A Montebello, sotto il castello, l’Osteria del Borgo “dalla Elide” è la tappa classica per un piatto di pasta fatta a mano dopo la visita.

Piatto di funghi porcini fritti, specialità d'autunno nell'entroterra di Rimini
Porcini fritti, il sapore dell’autunno (foto Hotel Viking)

Gli eventi dell’anno

A fine luglio, a Torriana, c’è Scorticata – La Collina dei Piaceri: quattro serate di cucina, vini dei Colli di Rimini, chef ospiti e musica, con una vista spettacolare sulla valle. All’inizio dell’estate la Festa Contadina celebra la piadina e le tradizioni di campagna. E per gli appassionati di misteri c’è il solstizio d’estate degli anni che finiscono per 0 e per 5, quando secondo la leggenda Azzurrina torna a farsi sentire: il prossimo appuntamento è nel 2030.

Il consiglio del Viking: unite in una sola giornata il castello di Montebello, la Madonna di Saiano e una sosta alla Tenuta Saiano. In mezz’ora di strada tornate in hotel, con qualche bottiglia di Sangiovese nel bagagliaio.

Pennabilli e Sant’Agata Feltria

Circa 1 ora di auto dall’Hotel Viking – Risalendo la Valmarecchia fino al cuore del Montefeltro, il paesaggio cambia: le colline diventano montagne, i boschi si fanno fitti e l’aria profuma di castagne. Qui, a pochi chilometri l’uno dall’altro, ci sono due borghi che sembrano usciti da un racconto: Pennabilli, il paese della poesia, e Sant’Agata Feltria, il paese delle fiabe e del tartufo. Una gita che vale la strada, soprattutto in autunno.

Palazzo con portico in pietra e persiane verdi nel centro storico di Pennabilli, con il Roccione sullo sfondo
Il centro storico di Pennabilli e il Roccione (foto Hotel Viking)

Pennabilli, i luoghi dell’anima di Tonino Guerra

Pennabilli nasce dall’unione di due antichi castelli, Penna e Billi, arroccati su due speroni di roccia. Il poeta e sceneggiatore Tonino Guerra, l’uomo che scrisse con Fellini Amarcord, scelse di vivere qui gli ultimi anni e riempì il paese di piccole meraviglie che chiamò i luoghi dell’anima. Il più famoso è l’Orto dei frutti dimenticati, un giardino dove crescono varietà antiche di alberi da frutto ormai rare, tra sculture, meridiane e piccoli angoli di poesia. Camminare per Pennabilli significa scoprirne altri a ogni angolo, tra iscrizioni, fontane e installazioni nate dalla sua fantasia.

C’è poi una storia sorprendente che lega questo borgo al Tibet. Nel Settecento un frate cappuccino nato qui, Fra’ Orazio della Penna, fu missionario a Lhasa per molti anni. Per questo legame il Dalai Lama è venuto a Pennabilli due volte, nel 1994 e nel 2005, e in quell’occasione ha inaugurato una copia della campana di Lhasa che oggi suona sul colle. A luglio, invece, il paese ospita una delle mostre di antiquariato più longeve d’Italia, che richiama collezionisti da tutta la penisola.

Sant’Agata Feltria, la Rocca delle Fiabe

Pochi chilometri più in là, Sant’Agata Feltria è dominata dalla Rocca Fregoso, costruita su un gigantesco masso di roccia. Al suo interno c’è la Rocca delle Fiabe, un museo pensato per i bambini dove le stanze del castello diventano scenografie di racconti e leggende: un’idea perfetta per le famiglie. In paese si trova anche il Teatro Angelo Mariani, considerato uno dei più antichi teatri in legno d’Italia: fondato nel 1605 e ricostruito nel 1723, è interamente in legno di castagno ed è oggi candidato a Patrimonio UNESCO.

Ma il vero richiamo di Sant’Agata è la Fiera Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, che ogni autunno trasforma il borgo in un grande mercato di sapori e profumi. Nel 2026 si tiene la 42ª edizione, nelle domeniche 4, 11, 18 e 25 ottobre e il 1° novembre, con oltre 160 espositori tra tartufai, produttori di formaggi, salumi, castagne e vini.

La Fiera del Tartufo Bianco a Sant'Agata Feltria: bancarelle e visitatori nella via principale, con la Rocca Fregoso in alto
La Fiera del Tartufo Bianco a Sant’Agata Feltria (foto Visit Rimini)

A tavola: tartufo bianco, porcini e formaggio di fossa

In questa parte del Montefeltro si mangia il meglio della cucina di montagna: tartufo bianco e nero, porcini e prugnoli, formaggio di fossa, castagne, passatelli e cappelletti. Per un’esperienza d’alta cucina, a Pennabilli c’è Il Piastrino dello chef Riccardo Agostini, una stella Michelin, che porta in tavola erbe, funghi e prodotti del territorio con grande creatività. Più semplice e conviviale Bel Fico – osteria di paese, nella piazza principale, nelle sale un tempo arredate con opere di Tonino Guerra. A Sant’Agata Feltria la Trattoria Ciccioni, osteria dal 1912 e iscritta al registro delle imprese storiche italiane, è un’istituzione per la cucina generosa di casa; molto apprezzati anche l’Antenna dal Morino, per funghi, tartufo e cappelletti, e il Ristorante Il Palazzo, con un menù dedicato alla fiera del tartufo.

Gli eventi dell’anno

A metà giugno Pennabilli ospita Artisti in Piazza, festival internazionale di arte di strada, circo e spettacolo che da trent’anni trasforma il paese in un palcoscenico a cielo aperto. A luglio è il momento della Mostra Mercato Nazionale d’Antiquariato, una delle più longeve d’Italia. A Sant’Agata Feltria, oltre alla Fiera del Tartufo Bianco di ottobre, nelle domeniche tra fine novembre e metà dicembre c’è Il Paese del Natale, con mercatini, presepi e fuochi d’artificio.

Il consiglio del Viking: scegliete una domenica d’autunno, partite la mattina, passeggiate tra gli stand della fiera del tartufo a Sant’Agata e nel pomeriggio salite a Pennabilli per l’Orto dei frutti dimenticati. Al rientro in hotel vi aspetta il mare, a un’ora di strada.

Sapori e vini delle colline

L’entroterra è anche tavola: piadina, formaggio di fossa, tartufo, olio e i vini dei Colli di Rimini come il Sangiovese e la Rebola. Molte osterie e cantine si trovano proprio lungo la strada dei borghi. In hotel ti aspetta la nostra cucina romagnola.

Eventi d’autunno nell’entroterra

Per il calendario completo guarda la pagina Eventi a Rimini. Date e programmi possono cambiare: verifica sempre sui siti ufficiali.

Perché partire dall’Hotel Viking

Domande frequenti sull’entroterra di Rimini

Quali sono i borghi più belli dell’entroterra di Rimini?

Tra i più visitati ci sono Santarcangelo di Romagna, San Marino, San Leo, Gradara, Verucchio, Montebello (Poggio Torriana), Pennabilli e Sant’Agata Feltria: castelli, rocche malatestiane, grotte, musei e panorami sulla Valmarecchia.

Quanto dista San Marino dall’Hotel Viking?

San Marino è a circa 35-40 minuti di auto dall’Hotel Viking di Viserbella; Santarcangelo di Romagna è a circa 15 minuti.

Quando conviene visitare l’entroterra?

Tutto l’anno. In primavera e in autunno le giornate sono ideali per le passeggiate nei borghi; in autunno ci sono la Fiera nazionale del tartufo bianco di Sant’Agata Feltria (domeniche di ottobre) e la Fiera di San Martino a Santarcangelo (novembre).

Serve l’auto per visitare i borghi?

L’auto è il modo più comodo, soprattutto per San Leo, Pennabilli e Sant’Agata Feltria. L’hotel ha un parcheggio privato di fronte all’albergo e colonnine di ricarica per auto elettriche da 22 kW.

L’Hotel Viking è aperto in autunno e in inverno?

Sì, l’Hotel Viking è aperto tutto l’anno: puoi abbinare il mare di Rimini alle gite nell’entroterra anche fuori stagione.

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